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Istituto Comprensivo Statale di Turbigo

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sei in home > scuola primaria di Robecchetto > attività > celebrazioni > 25 aprile

venticinque aprile

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Su invito dell'Amministrazione Comunale, gli alunni delle classi quinte hanno partecipato alla celebrazione dell'Anniversario della Liberazione.

Riportiamo l'intervento effettuato dagli alunni.

 

il commissario prefettizio e alcuni partigiani

Noi alunni delle classi quinte della scuola primaria abbiamo voluto essere presenti a questa cerimonia per l'anniversario della Liberazione, perché sappiamo che questo giorno rappresenta un momento importante per la storia della nostra patria e del popolo al quale apparteniamo.

È per questo che vogliamo dare il via alle nostre riflessioni con l'esecuzione di un frammento dell'Inno d'Italia: scusateci se non sarà perfetta.

Fratelli d'Italia

eseguita al flauto e canto della prima strofa

Fratelli d'Italia
l'Italia s'é desta
dell'elmo di Scipio
s'é cinta la testa.
Dov'é la vittoria?
Le porga la chioma
che schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte
Italia chiamò.
Stringiamci a coorte
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte
Italia chiamò, sì!

Non vogliamo parlare delle cause che hanno portato alla seconda guerra mondiale, né delle sue conseguenze, non vogliamo parlare della lotta partigiana né della sconfitta del fascismo e del nazismo: sono cose troppo grandi e difficili da capire per bambini come noi.

Abbiamo però capito che la festa di oggi ci porta a riflettere sulla libertà e sulla pace: due beni così importanti per la vita di ciascuna persona e per lo sviluppo di una nazione tanto che uomini e donne di ogni epoca e paese soffrono, lottano e muoiono per essi. Abbiamo capito che la pace è un diritto di tutti, ma anche un dovere per ciascuno, un ideale da rendere reale nel nostro piccolo con impegno e dedizione.

Dal Diario di Anna Frank - 15 luglio 1944

É un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili.
Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell'intima bontà dell'uomo.
Mi é impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione.
Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l'avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l'ordine, la pace e la serenità.
Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui saranno forse ancora attuabili.
La tua Anna

gli alunni in corteo verso il cippo dei partigiani

Libertà (Paul Eluard)

 

Sui miei quaderni di scolaro
Sui miei banchi e sugli alberi
Sulla sabbia e sulla neve
Io scrivo il tuo nome

Su ogni pagina che ho letto
Su ogni pagina che è bianca
Pietra sangue carta o cenere
Io scrivo il tuo nome

Sui prodigi della notte
Sul pane bianco dei giorni
Sulle stagioni promesse
Io scrivo il tuo nome

Su tutti i miei squarci d'azzurro
Sullo stagno sole disfatto
Sul lago luna viva
Io scrivo il tuo nome

Sul lume che s'accende
Sul lume che si spegne
Sulle mie case raccolte
Io scrivo il tuo nome

Sul mio cane goloso e tenero
Sulle sue orecchie ritte
Sulla sua zampa maldestra
Io scrivo il tuo nome

Sui vetri degli stupori
Sulle labbra attente
Al di sopra del silenzio
Io scrivo il tuo nome

Sull'assenza che non desidera
Sulla nuda solitudine
Sui sentieri della morte
Io scrivo il tuo nome

E per la forza di una parola
Io ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per chiamarti
Libertà.

I bambini giocano (Bertold Brecht)

I bambini giocano alla guerra.
È raro che giochino alla pace
perché gli adulti da sempre fanno la guerra,
tu fai 'pum' e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo non ride più.

È la guerra.

C'è un altro gioco da inventare:
far sorridere il mondo,
non farlo piangere.

Pace vuol dire
che non a tutti piace lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli piacciono anche agli altri bimbi
che spesso non ne hanno,
perché ne hai troppi tu;
che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci;
che la tua mamma
non è solo tutta tua;
che tutti i bambini
sono tuoi amici.

E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura.

Se la pace fosse
Se la pace fosse il cielo
vorrei essere l'arcobaleno
per unire i sentimenti delle persone.

Se la pace fosse il sole
vorrei essere un raggio di sole dorato
per poter riscaldare la gente.

Se la pace fosse il mare
diventerei una goccia di rugiada
per addolcire i cuori di tutti.

Se ogni uomo avrà
un po' di speranza di pace nel cuore,
la gente vivrà in armonia con il mondo,
senza confini o bandiere.

gli alunni durante la cerimonia

Noi bambini desideriamo che la libertà e la pace non vengano mai a mancare nel nostro paese e che per tutti i bambini del mondo, per tutti gli abitanti del mondo sia possibile crescere e vivere senza l'incubo della guerra e la tristezza dell'oppressione.

 

 

Chiedete pace (Antonio Cecconi)

Chiedete pace per Gerusalemme,
fratelli Ebrei, Cristiani e Musulmani,
comune discendenza del patriarca Abramo:
spunti per voi il sole della giustizia!

Chiedete pace per i Grandi Laghi,
fratelli e sorelle Hutu e Tutsi,
popolo delle mille colline,
prigionieri dietro le sbarre o prigionieri dell'odio:
si dirigano i vostri passi sulla via della riconciliazione!

Chiedete pace per i Balcani,
per il Kosovo e per la Serbia,
per la Bosnia e la Croazia,
per il Montenegro e l'Albania;
che le diversità etniche e di religione
scoprano la feconda fatica del dialogo!

Chiedete pace per tutte le guerre dimenticate,
per tutti i combattenti drogati con la violenza,
per tutte le donne e i bambini indifesi,
per tutti i campi non seminati e devastati,
per l'aria ammorbata e le acque avvelenate:
cessate di depredare la terra,
tornate a coltivarla come un giardino,
cessate di fabbricare strumenti di morte
e aprite i cancelli alla solidarietà!

Chiedete pace in Italia e in Europa,
tra antichi abitanti e nuovi concittadini
arrivati dal sud del mondo,
dalle terre povere di mercanti e di banche,
ricche di colori, suoni e sentimenti:
che le antiche civiltà sappiano accogliere
l'inedita sfida di una comune speranza!

Chiedete pace nelle chiese e nelle moschee,
nelle sinagoghe e nelle pagode,
nei luoghi sacri di ogni fede e religione:
che il corpo di ogni essere vivente diventi tempio di pace,
tabernacolo d'amore, canto di vita per l'intera umanità.

Noi bambini desideriamo che i popoli si incontrino e che nel rispetto e nell'accoglienza reciproca, costruiscano spazi e momenti di solidarietà e di amicizia, un mondo senza divisioni e frontiere, per un futuro di pace, di speranza, di gioia.

Inno alla gioia

eseguito al flauto

aggiornamento 25 aprile 2006
validità 31 agosto 2006